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La meccanizzazione agricola in uno scenario alpino
Nonostante le difficili condizioni ambientali, in Valle d'Aosta quasi il 10% della popolazione attiva è addetto all'agricoltura (contro una media nazionale di poco superiore all'8%), che consiste principalmente nell'allevamento del bestiame e, limitatamente al fondovalle, in coltivazioni di meli, patate e vite da vino.
L'evoluzione principale del comparto agricolo nell'Italia del dopoguerra è da collegare alla ampia e diffusa meccanizzazione agricola. Anche in Valle d'Aosta negli anni '50 inizia la meccanizzazione dell'agricoltura, resa difficile se non a volte addirittura impossibile dall'aspra conformazione del territorio.
Ed è proprio in relazione al territorio e alla sua vocazionalità, principalmente indirizzata alla produzione del foraggio per l’alimentazione delle vacche da latte per la produzione del “fontina”, che si è avuta la massima espansione della meccanizzazione agricola in Valle d'Aosta. Le elevate pendenze non hanno consentito l’uso di attrezzi agricoli pesanti ma hanno indirizzato la meccanizzazione verso attrezzature trasportate o di piccole dimensioni.
La viticoltura valdostana, pur essendosi avvantaggiata della meccanizzazione, si può dire che sia, tra le attività agricole, quella meno meccanizzabile. Ciò anche in ragione della conformazione del territorio che consente la coltivazione della vite sovente su terrazzamenti. Tuttavia per alcune operazioni colturali la meccanizzazione ha portato ad un risparmio di tempo e di fatica da parte dell’agricoltore. Ecco quindi che le tradizionali “pompe a mano” per i trattamenti antiparassitari sono state sostituite con atomizzatori, più o meno moderni, che oltre a consentire il già citato risparmio di tempo ed energie, assicurano anche una migliore distribuzione dei prodotti. Più in generale si può affermare che, dalla vigna alla cantina, le innovazioni collegate alla meccanizzazione sono state molte e hanno portato la Valle d’Aosta alla produzione di ottimi vini, sia bianchi che rossi, affermati sia a livello nazionale che internazionale.
Anche i lavori in bosco hanno visto l’affermarsi della meccanizzazione. La motosega ha così sostituito il gravoso lavoro che veniva fatto da due addetti con il segone a due mani e le operazioni di trasporto del legname hanno visto sostituire la tradizionale trazione animale con la trazione a motore utilizzando piccole trattrici e rimorchi.
Ma un vero e proprio stravolgimento è avvenuto nella procedura della
fienagione, a partire dal taglio, dove la tradizionale falce a mano viene
sostituita dalla motofalciatrice, sino a giungere alle operazioni
di raccolta del fieno dove oggi vengono impiegati i voltafieno, le
andanatrici e le imballatrici. Tutte queste operazioni venivano una volta
condotte a mano e il trasporto dal prato al fienile era assicurato dai muli:
oggi tutto è affidato ai trattori.

